XLVIII New York

XLVIII

New York 2020

LA NEW YORK DI JUDD

e la Metropoli sognata.

r .

Donald Judd, 101 Spring Street / Photography © Antonio Monaci, February 2020

Una settimana a New York per l’inaugurazione della mostra al MoMA su Judd per cui abbiamo donato alcune fotografie d’archivio.

N.Y. dopo ventitre anni dalla mia precedente visita, mi appare più concreta nel suo splendore, nei richiami costanti a quanto abbiamo ammirato nei nostri “studi”.

Ci sono luoghi che sembrano possedere tutti gli archetipi di quello che rappresenta la metropoli perfetta, N.Y. li presenta in un susseguirsi continuo. Non parlo solo di elementi che riguardano arte e architettura ma qualcosa di forse più vicino all’esistenziale.

Ti sembra che qualsiasi necessità possa qui essere soddisfatta.

Forse sono proprio questi i termini più giusti, quelli che riguardano l’esistenzialismo.

Dal “prima del modernismo”, il “modernismo”, il “post moderno” ed il “contemporaneo”: tutti questi periodi, con quello che hanno rappresentato, vi si manifestano in forma completa.

Arte, architettura, cinema e letteratura, poi musica, riempiono ogni angolo di questa metropoli. In ognuna di queste materie N.Y. porta a compimento i capitoli che ogni autore ha affrontato.

Qui si ha l’inizio e la fine di ogni racconto perché compiuto. Sembra che

ognuno possa portare a termine quello che qui ha iniziato, per poi poter ripartire con una nuova storia, oppure in veste di spettatore assisterne ad altre, fino al loro “THE END”.

Ecco, si, è un po’ questo: N.Y. sembra non lasciare nulla in sospeso, alla fine di un racconto ne pate un altro e così a seguire, giorno per giorno, settimana, anni, decenni e più ancora.

Questo penso che distingua la grande città dalla provincia.

In provincia vi sono racconti iniziati secoli fa che ancora non hanno visto la loro fine, dove l’uomo non può fare altro che continuarne le tracce cercandone una chiusura che non troverà mai. Ed in fin dei conti è proprio nella provincia che la storia ha il suo grande compimento. Una “storia” che appare come unica, unitaria, mai finita, di cui noi ne facciamo parte attiva con le nostre opere, con la nostra esistenza, la nostra vita. E ne è l’Italia con il suo “Entroterra” (Yves Bonnefoy) fra i più ricchi esempi.

Qui sembra che non se ne possa sfuggire, che nei secoli, nonostante i ripetuti tentativi (fino ai contemporanei più estremi) l’uomo ne rimanga avvolto. Le metropoli come N.Y. in cui tutto nasce e muore in cui le “opere magnifiche” e finite lasciano

il posto a chi ne fa di nuove, per chi viene dai luoghi come l’italia in cui la storia ha fermato il tempo, sembrano luoghi dei sogni, ovvero del sogno sognato.

All’opera minimalista di Donald Judd che N.Y. e “l’america” ne hanno in qualche modo permesso la nascita e nutrito la crescita, l’italia ha potuto rispondere con autori di pari livello sopra a tutti Francesco Lo Savio, prima che anch’egli venisse nascosto dalla nebbia della provincia, portandolo, dal vuoto intorno, alla morte vera per lui e creativa per molti altri.

Judd Foundation Lehni Antonio Monaci
New York, 101 Spring Street: Judd Foundation / Photography © Antonio Monaci 2020
Judd, MoMA February 2020 / Photography © Antonio Monaci

In questa esposizione al Museum of Modern Art in New York, inaugurata il 1 Marzo del 2020, sono presenti alcune delle sculture Multicolored prodotte nella metà degli anni ottanta del XX secolo presso la Lehni AG in Dübendorf.