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Nota biografica II

Il Modernista sacro

La ricerca sul maestro Josef Albers

Antonio Monaci, Variazione su Beitelltisch. Disegno con grafite su carta gialla, 21 x 29,5 cm. 2008.

“La lunghezza di due campate è uguale alla lunghezza della navata centrale tra i pilastri, sicché due campate formano un quadrato. Se si leva lo sguardo verso l’alto, lo stesso quadrato si riscontra nell’alzato, essendo il marcapiano inferiore collocato ad un livello esattamente pari alla lunghezza della navata centrale. […] La metafisica medievale concepiva la bellezza come […] l’irradiarsi luminoso di leggi oggettivamente valide. L’alzato della cattedrale di Chartres è la suprema dimostrazione di questa filosofia della bellezza. La perfezione di questo grande sistema architettonico è la perfezione delle sue proporzioni che il maestro sviluppò non secondo la sua personale intuizione, ma determinandole geometricamente con esattezza”.

The length of the two bays is equal to the width of the nave between the piers, each double bay thus forming a square. As we look upward, the same square occurs in the elevation, the lower stringcourse being placed at a height exactly equal to the width of the nave. The proportions of Chartres Cathedral reveal the artistic conviction that stands behind it. Medieval metaphysics conceived beauty …. as the radiant manifestation of objectively valid The elevation of Chartres Cathedral is the supreme vindication of this philosophy of beauty. The perfection of this great architectural system is the perfection of its proportions, proportions that the master developed not according to his personal intuition but by exact geometrical determination.

Otto von Simson,

La cattedrale gotica. Il concetto medievale di ordine,

trad. it. di Maria Augusta Coppola,

Il Mulino, Bologna 1988, pp. 242-243

Il Modernista sacro: Josef Albers, artista cattolico, di Nicholas Fox Weber, Josef Albers, Spiritualità e rigore, Silvana Editoriale, Milani 2013, p. 68.

Casa Mondo

Casa Mondo 1592

Alghero 2014 / 2017

Il mondo intero in un trifoglio, da Bünting 1592

Racconti di viaggio

Casa Mondo, Disegno planimetrico con pastelli ad olio su carta / © Antonio Monaci
Photography © Antonio Monaci

Il progetto nasce da una vacanza in Sardegna, nell’estate del 2014.

Ci trovavamo nella regione di Alghero, verso Porto Conte, un luogo incantato e per me ricco di sorprese. In quella circostanza ho scoperto l’architettura sarda che racconta di Spagna e l’architettura di Alberto Ponis.

Le nostre giornate si tenevano tutte in quelle zone, con pochi spostamenti verso il nord in direzione di Sassari, Porto Torres e Stintino.

Molte di quelle architetture, memoria dei nuraghi, sembrano nascere direttamente dal terreno, di roccia o terra arida fra i verdi giardini.

Nel progetto “Casa Mondo” si trovano alcuni degli elementi primari che abbiamo raccolto in quei giorni. Si tratta di tre moduli abitativi per vacanza raccordati al centro da uno spazio comune che all’inizio doveva essere l’ingresso alle tre unità e che poi per ragioni funzionali è diventato uno spazio di servizio.

Penso che solo in quel luogo un’architettura come questa possa trovare la sua giusta collocazione, come del resto le architetture di Ponis non potrebbero essere collocate in altri luoghi se non quelli scelti dal grande architetto sardo d’adozione.

Casa Mondo 1592 / Modello di studio
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Mensola Atlas

Atlas

Mensola per un’opera di Pascal Schwaighofer. Zürich 2016

“l’artista ha raccolto una molteplicità di mappe cartografiche di dsiversi paesi – e pubblicate in epoche differenti – per sottoporle a un processo di trasmutazione mediante la tecnica artistica giapponese nota come Suminagashi. L’inchiostratura monostampa di una superficie di colori sulle mappe dissemina un nuovo codice di lettura, distorcendo il potere di rappresentazione istruito dai canoni cartografici. Forme geopolitiche definite derivano verso dimensioni immaginarie e imprevedibili, in un’espressione concentrica dove il canone della ragione cartogrfica è disfatto e il suo disfarsi è un processo messo a nudo sotto gli occhi dello spettatore nelle linee sinuose degli inchiostri in tecnica Suminagashi. La dimensione di conoscenza scientifica trasmessa dalle mappe è così messa sotto scacco mediante l’intervento di un’epochè filosofica, un’interruzione a tempo indeterminato della loro consueta funzione gnoseologica. L’atidudine, longitudine e cordinate cartografiche sono costrette dalla sovrapposizione degli inchiostri a un black-out differenziale, un temporeggiamento che consegna le carte a un’indeterminazione destinata a durare, uno spaseamento forse irreversibile. L’equazione identitaria carta geografica-mondo operata per secoli dalla cultura moderna europea, in Atlas si infrange nelle forme di disegni astratti, quasi dei maelstrom vorticanti, capaci di annullare ogni costrizione logica predeterminata. L’esito di questo processo è presentato sa Schweighofer nella dimensione esteticamente classica delle mappe come opere incorniciate, quasi a voler condurre il loro stravolgimento conoscitivo a un grado zero, un ritmo silente e pietrificato consegnato alla capacità interpretativa dello spettatore.”

Schwaighofer’s project for the exhibition at ar/ge kunst consists of two independent works placed in relation to each other, both marked by references to oriental culture and by an analytical reflection on the medium of the print as a technique of reproduction and distribution. Within the first of the two works Atlas (Theatrum Orbis Terrarum) (2009-10), the artist collects a multiplicity of cartographic maps of different countries published in different eras – in or- der to subject them to a process of transmuting by means of an artistic tech nique from Japan known as Suminagashi. The mono-printing of a coloured sur- face over the maps disseminates a new code of interpretation by distorting the power of representation as instructed by the cartographic canon. Precise geo- political forms drift towards imaginary and unpredictable dimensions, within a concentric expansion where established cartographic reason is dissolved, with its dissolution shown as a clear process that can be observed by the specta tor within the winding lines of ink as drawn in the Suminagashi technique. Thus the dimension of scientific knowledge as represented by the maps is placed in question by the intervention of a philosophical epochè, i.e. an interruption of their accustomed epistemological function, of undetermined duration. Latitude, longitude and cartographic coordinates are constrained by the ink, overlapping to a differential black-out. This is also a gaining of time, where the maps are conveyed towards an indeterminate status which is destined to endure and is thus a symbol of irreversible discomfort. The identitarian equation between the geographic map and world, as has been elaborated over centuries by modern European culture, is hereby smashed within the work Atlas into forms of ab- stract drawings, almost free vortexes, that are able by virtue of their own their downdraft to annihilate every logical and predetermined constriction. The exit of this process is presented by Schwaighofer within the aesthetically classical dimension of geographic maps, as framed works, as if he wished to conduct the cognitive contortion towards a degree of zero. In this way the work displays a silent, concealed end petrified rhythm, consigned to the interpretative capacity of the spectators.

Scritto tratto da:

ar / ge kunst, issue #13, May 2012

Curated by Luigi Fasssi.

Studio Mousse 2012

Edited by ar/gw kunst

Mensola Atlas / Photography © Antonio Monaci
Mensola Atlas / Photography © Antonio Monaci
er / ge kunst     issue #13

ATLANTE

L’atlante è il libro, il luogo in cui tutti i segni della terra, da quelli naturali a quelli culturali, sono convenzionalmente rappresentati: monti, laghi, piramidi, oceani, città, villaggi, stelle, isole. In questa totalità di scrittura e descrizione, noi troviamo il posto dove abitiamo, dove vorremmo andare, il percorso da seguire.

Il viaggio sulla carta geografica, peraltro caro a molti scrittori, penso sia uno dei gesti mentali più naturali in tutti noi, fin dall’infanzia. L’inevitabile associazione di idee, sovrapposizioni d’immagini, pensa poi automaticamente al resto.

In questo lavoro ho voluto compiere un viaggio  nel  luogo che invece cancella il viaggio stesso, proprio perché tutti i viaggi possibili sono già descritti e gli itinerari già tracciati.

Le isole felici care alla letteratura e alle nostre speranze, sono ormai tutte descritte, e la sola scoperta o viaggio possibile, sembra quello di scoprire l’avvenuta scoperta.

Così analogicamente il solo viaggio possibile sembra essere ormai all’interno dei segni, delle immagini: nella distruzione dell’esperienza diretta. Se Oceano immediatamente ci rimanda a infinite possibili immagini che noi possediamo mentalmente, mano a mano che la scrittura sparisce, spariscono meridiani e paralleli, numeri, il paesaggio diventa “naturale”, non viene più evocato, ma si dispiega davanti a noi, come se sotto i nostri occhi una mano avesse sostituito il libro con un paesaggio reale. È la fotografia in questo caso che con il suo potere di variare i rapporti con il reale, sempre, sposta i termini del problema evocando una naturalità “illusoria”.

Il reale, la sua rappresentazione convenzionale in questo caso sembrano coincidere, la formulazione del problema si sposta, da quello della significazione a quello della immaginazione. Il viaggio è così dentro l’immagine, dentro al libro. I due analoghi, immagine nell’immagine, libro nel libro, ci riportano alle infinite possibili letture che ci sono sempre possibili anche all’interno del mondo più codificato, la già avvenuta esperienza apparentemente totalizzante si dispiega come nella frase William Blake chiarificatrice: se le porte della percezione fossero ripulite tutte le cose sembrerebbero infinite.

Luigi Ghirri

An atlas is a book, the place where all the signs of the earth, from the natu- ral to the cultural ones, are conventionally represented: mountains, lakes, pyramids, oceans, cities, villages, stars islands. In this totality of symbols and descriptions, we locate the place where we live, and where we would like to go, the route to follow.I think that traveling on a map, something that writers are particularly fond of, is one of our most natural mental gestures, right from childhood. The inevitable association of ideas and the overlapping of images, automatically take care of the rest. In this work, I wanted to make a journey to the place that, actually eliminates the journey itself, precisely because all the possible journeys have already been described and the itine- raries have already been traced. By now, all the paradise islands dear to literature and to our hopes have already been described, and the only possible discovery or journey seems to be that of discovering the discovery already made Thus, analogously, the only possible journey now seems to be within the sphere of signs and ima- ges; that is, in the destruction of direct experience. If “Ocean” immediately elicits the infinite possi- ble images we have in our minds, as the writing gradually disappears, so, too, do the meridians and numbers. The landscape becomes “natural,” no longer evoked but expressed there before us, as if some mysterious hand had substituted the book with a real landscape, right befo- re our eyes. In this case, it is photography, with its potential to always vary the relationships with turalness. what is real, that shifts the terms of the problem by evoking an “illusory” na ere, what is real and its conventional representation seem to coincide, and the formula tion of the problem is shifted from that of signifying to that of imagination. So the jour- ney is inside the image, inside the book The two analogues-image within image and book within book-take us back to the infinite readings that are always possible, even within the most codified world; and the already-lived and seemingly totalizing expe- rience unfolds as in the clarifying line by William Blake: “If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is, infinite.

Luigi Ghirri

Scritto tratto da:

Luigi Ghirri, Atlante

Edizioni Charta.

1999, Milano

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Wettbewerb Mnemosine

Mnemosine

Projektwettbewerb Wohnsiedlung Herdernstrasse / Zürich 2014

Mnemosine

Es ist wichtig, das was es gibt zu studieren,

den Wert zu erkennen oder zu verkennen.

Mnemosine in Zürich Herdnerstrasse / © Antonio Monaci Architekt 2014
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Disegno Mar Piccolo

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Piattaforma sul Mar Piccolo / Acquerello, grafite e carboncino su carta / © Antonio Monaci 2013

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Opera I

Opera I

Tavolozza per artista numero 1: produced  by Lehni AG, 2005

Opera I / Disegno assonometrica

Realizzata da Willi Bühler nel 2005 all’interno dello stabilimento Lehni in Dübendorf, l’Opera I rappresenta uno dei primi studi sul rapporto fra arte e design.

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Lavoro grafico dal 2007 al 2018

www.antoniomonaci.it

con il contributo del visual designer / video artista:

Giovanni Antignano

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